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  20/04/2007
Prospettive incerte per il rilancio della Costituzione europea

Prospettive incerte per il rilancio della Costituzione europea

Uno degli obiettivi subito dichiarati dalla presidenza di turno tedesca è il rilancio del progetto costituzionale. In occasione delle celebrazioni dei 50 anni dell’Europa, il cancelliere tedesco Angela Merkel ha ribadito la necessità per l’Unione Europea di concepire se stessa come un ordine politico basato su solide riforme istituzionali. E già nel suo discorso di apertura il 17 gennaio al Parlamento europeo a Strasburgo, la Merkel aveva dichiarato a proposito della Costituzione europea che “il periodo di riflessione è finito. Ora è il tempo delle decisioni”. La prova generale della ripresa dei negoziati a favore del Trattato costituzionale è stata fatta in vista della stesura del testo della “Dichiarazione di Berlino” al vertice europeo del 25 marzo per il cinquantenario della firma dei Trattati di Roma. La stesura della “Dichiarazione di Berlino” ha incontrato diversi ostacoli, ma in ogni caso in essa si afferma l’impegno da parte dei Paesi dell’Unione a raggiungere un consenso su un nuovo trattato entro il 2009.  In vista di questa data cerchiamo di fare il punto sulle questioni ancora aperte che rischiano di rallentare il cammino della ratifica del Trattato Costituzionale.
La Presidenza tedesca ha più volte sottolineato la necessità di una Costituzione europea: c’è bisogno di “una chiara descrizione delle competenze dell’Ue e degli Stati nazionali, di procedure definite più chiaramente di quelle attuali”, ha dichiarato la Merkel. Proprio a questo scopo la Cancelliera ha deciso ora di aprire una serie di consultazioni intergovernative per trovare un accordo accettabile per tutti. Le consultazioni non partiranno da zero, bensì proprio dal Trattato costituzionale già ratificato da 18 Paesi membri e firmato da tutti i governi dell’Unione.
Le questioni ancora aperte sollevate da alcuni Paesi dell’Unione sono almeno tre: l’istituzione di un Ministro degli Esteri europeo; l’acquisizione di una dimensione giuridica per la Carta dei Diritti di Nizza; il criterio di voto.
Vi sono poi Paesi che rinuncerebbero volentieri ad un Trattato costituzionale. La Gran Bretagna ad esempio si oppone ad una Costituzione sostenendo che in realtà l’Unione europea funziona bene con i trattati esistenti. Secondo Blair “l’Europa non è a pezzi. Le decisioni vengono prese ogni giorno, si fanno leggi, è stata appena annunciata una proposta molto ambiziosa sul cambiamento del clima. Non si può proprio sostenere che il futuro dell’Europa dipenda da ulteriori riforme istituzionali”. Tutt’al più, secondo il governo inglese, si potrebbe adottare un trattato sulle modalità di voto.
Vicino alla posizione del Regno Unito è quella dell’Olanda, Paese che, insieme alla Francia, con l’esito negativo al referendum per una Costituzione europea, ha notevolmente rallentato il già difficile cammino verso la ratifica del Trattato. Infatti il primo ministro britannico Tony Blair e quello olandese Jan Peter Balkenende si sono riuniti lunedì 16 Aprile per chiedere l’abbandono di un progetto Costituzionale e per proporre invece l’approvazione di un trattato che non necessiti dell’approvazione referendaria da parte dei governi britannico e olandese. “Gli olandesi e i britannici pensano che sia importante ritornare all’idea di un trattato classico che miri a permettere all’Europa di lavorare in modo più efficace… invece di ricercare un trattato che abbia le caratteristiche di una Costituzione” ha dichiarato Balkenende. La proposta britannica e olandese è quella di adottare alcuni semplici emandamenti ai Trattati europei che già regolano il governo dell’Unione, in particolare quello di Nizza. In tal modo sia in Gran Bretagna che in Olanda si potrebbe fare a meno di una consultazione popolare poiché il referendum non sarebbe obbligatorio nel caso di semplici emendamenti.
Forti dubbi sono stati sollevati dalla Repubblica ceca  che ha addirittura proposto di mettere a punto un nuovo testo di Costituzione “più semplice, più compatto e più comprensibile”. Ed è proprio con il Presidente ceco Vaclav Klaus che si è svolto l’incontro della Merkel lo scorso martedì 17 Aprile per discutere sul problema della Costituzione e sulle modifiche da introdurre per ottenere il sostegno della Repubblica ceca. In realtà pare che dopo il vertice di Berlino la posizione del governo ceco si sia ammorbidita. Infatti, in opposizione all’euroscetticismo più volte manifestato dal presidente Vaclav Klaus, il vice primo ministro Alexander Vondra ha dichiarato che la Repubblica ceca riconosce che “il testo costituzionale qual è stato firmato costituisce la base per i negoziati” e inoltre che essa è “pronta a partecipare alla ricerca di un consenso affinché sia tutto pronto nel 2009”. Tra l’altro, cosa non secondaria, il vice primo ministro ha sottolineato che le riserve del suo governo sono strettamente legate al termine di “ministro europeo” e non alla fusione tra le cariche di Alto rappresentante dell’Ue per la Politica Estera e di Sicurezza Comune (PESC) e quella di commissario europeo alle Relazioni esterne.
Restano per ora ancora irrisolte le questioni sollevate dal governo polacco. I gemelli Jaroslaw (premier) e Lech (presidente) Kaczynski si sono spesso dichiarati contrari all’integrazione europea. Il governo polacco si è già una volta avvalso del diritto di veto -per la prima volta nella storia dell' Ue allargata- per impedire alla commissione europea di iniziare le trattative per il rinnovo degli accordi commerciali (tra cui le forniture di gas e petrolio) tra Ue e Russia che avrebbero dovuto cominciare a Helsinki lo scorso 24 novembre. E ancora al diritto di veto si appellano le autorità polacche per l’approvazione del Trattato costituzionale qualora l’Ue non prendesse seriamente in considerazione l’idea di rinunciare alla formula della “doppia maggioranza” (Stati e popolazione) per le decisioni a maggioranza del Consiglio. La Polonia chiede di mantenere il criterio di voto definito a Nizza nel 2000, ovvero quello dell’unanimità e del voto ponderato, mentre il Progetto costituzionale propone il sistema della maggioranza qualificata per il quale per l’approvazione delle decisioni è sufficiente il 50% + 1 dei votanti. Il governo polacco inoltre è uno dei più strenui sostenitori della necessità di far riferimento nel testo costituzionale alle radici cristiane dell’Europa.
Anche l’idea che il nuovo trattato debba entrare in vigore nella prima parte del 2009 solleva dubbi tra alcuni Paesi dell’Unione. Sono scettici Regno Unito, Polonia e Svezia. Kaczynski vorrebbe che il nuovo trattato entrasse in vigore nel 2001 quando sarà la Polonia a presiedere il Consiglio dei ministri dell’Ue e il Consiglio europeo. Regno Unito e Svezia opterebbero per un periodo di preparazione per riunire ufficialmente la Conferenza intergovernativa per i negoziati. Svezia e Regno Unito però sarebbero disposte ad accettare la formula delle cooperazioni rafforzate permettendo così agli altri Stati di andare avanti con il processo di riforma istituzionale.
Non va inoltre dimenticato che la Francia –che insieme all’Olanda, nel maggio 2005  ha bocciato con il referendum il Trattato costituzionale- è alla vigilia delle nuove elezioni e i tre candidati Nicolas Sarkozy, Ségolène Royal e François Bayrou- hanno espresso intenzioni diverse sulla possibile ratifica del Trattato.
Quale futuro allora per la Costituzione europea? Le possibilità sino ad ora proposte e su cui si è discusso non paiono praticabili: la prima è quella di continuare le ratifiche almeno da parte di quei Paesi che si sono espressi a favore del Trattato; la seconda è quella dell’“Europa dei risultati” basata cioè non su riforme istituzionali ma su riforme politiche; la terza è quella di formulare un nuovo testo completamente diverso da quello firmato a Roma. La cosa più probabile invece è che vengano riprese le principali innovazioni del Trattato che istituisce una Costituzione per l’Europa e sottoposto a modifica il trattato stesso. Si parla in particolare di ritirare la III parte dal progetto di testo (sulle politiche dell’Unione), che ha destato la maggior parte delle critiche in Francia, e/o integrando il testo attuale con un protocollo sociale, che risponda alle preoccupazioni dei cittadini, come ha proposto la Cancelliera tedesca. Ma dubbi sono stati avanzati anche sulla II parte, ovvero quella comprendente la Carta dei diritti fondamentali (ad esempio il governo ceco chiede che venga sostituita con un semplice “riferimento” alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo del Consiglio d’Europa).
Nel testo della Dichiarazione di Berlino la Merkel ha dovuto limare più volte la bozza del documento, in particolare si è dovuto rinunciare alla parola Costituzione e si è reso più generico il passaggio sull’importanza dell’allargamento e anche quello relativo alla politica estera e di sicurezza comune. Anche in vista delle trattative che la Merkel intende avviare con i singoli Stati, con le quali si spera si possa arrivare ad una soluzione valida per tutti, si può però considerare la Dichiarazione di Berlino (nella quale in ogni caso si è riusciti ad affermare il traguardo dell’euro - nonostante la forte opposizione del Regno Unito-; la priorità di una politica energetica comune e di un’azione in difesa del clima) come un primo passo per superare lo stallo degli ultimi due anni e come punto di partenza in vista della versione finale del 2009.


 
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